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Berlusconi
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Reportage francese sulla storia di berlusconi e i processi a suo carico

Berlusconi su wikipedia

Berlusconi di Marco travaglio e Peter gomez

repliche a travaglio
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Dalle pagine del Giornale prende voce Filippo Facci, ecco che dice: "Sul serio: che dobbiamo fare con Marco Travaglio? Perché vedete, quelle di Marco Travaglio non sono «opinione diverse»: sono piccole e grandi falsità mischiate a omissioni, ciò che nell’insieme forma una cosa che si chiama propaganda.
Che sia per se stesso, o per i suoi amici, è propaganda. E che dovremmo fare? Si sbaglia in ogni caso. Se te ne occupi fai il suo gioco vanesio e legittimante, oltretutto perdi un sacco di tempo perché la quantità di cose appunto false e omissive da lui dette è talmente clamorosa da rischiar di consumare, solo per replicargli e smentire, tutto il tuo tempo e tutti i tuoi articoli. Se invece non te ne occupi, viceversa, c’è il rischio che il silenzio passi per assenso e dunque che lui, per farsi notare e fare sempre più il fenomeno, ogni volta alzi la posta delle cretinate che scrive e che ripete a pappagallo.
Che fare, dunque? Va considerato peraltro che l’ego pubblico del ragazzo è talmente devastante da farlo esser fuori casa sette giorni su sette: presentazioni di libri suoi, libri di altri, spettacoli teatrali, girotondi, kermesse satiriche, comizi di Grillo, convegni organizzati da circoli culturali o da banche, soprattutto talk show illiberali sinché non lo invitano, questo secondo uno schema nondimeno brutale: se l’invitano deve poter dire qualsiasi cosa di questo regime, sennò è la prova che il regime c’è; se non l’invitano, be’, vuol dire che il regime c’è definitivamente.

A proposito: Biagi è stato cacciato. Non è vero, è documentalmente provato che è falso, niente di serio prova il contrario: ma a lui e altri lo ripetono sperando che la cosa passi in cavalleria. Propaganda? I signori conduttori, nel dubbio, lo invitano. Travaglio oltretutto alza gli ascolti perché attira sia i descolarizzati & frustrati che lo amano (target Di Pietro) sia quelli che lo detestano e allora lo guardano come si guarda, dicendo «che schifo», un gatto spiaccicato sull’autostrada. Nel frattempo il terzo gode: si chiami Santoro, Fazio o chi volete. Che ci vuole: è sufficiente dissociarsi con una formuletta. L’ha fatto l’altro giorno Fabio Fazio, tutto contento, perché Travaglio è uno che fa comunque rumore e che fa parlare della tua trasmissione. Travaglio ha detto cose orrende del neopresidente del Senato, Renato Schifani, estraendo dal cappello alcune remote frequentazioni tra lui e altra gente che è stato indagata per mafia 18 anni dopo.

A Travaglio non par vero di potersi auto-associare a giornalisti come Lirio Abbate (persona seria, minacciata dalla mafia, ma essenzialmente cronista come Travaglio non è mai stato) o come Roberto Saviano, l’autore di Gomorra che ad Annozero, qualche settimana fa, in confronto, ha fatto sembrare Travaglio come un figurino patetico e impiccato ai suoi verbalini.

Minacce mafiose: conoscendolo, è la medaglia cui Travaglio ambirebbe maggiormente. E una bella scorta, magari. Perché lui è libero e il regime vuole ucciderlo, mentre non siamo prigionieri e non ci fila nessuno: lo schema, involuto, è questo.

Da capo: che fare, dunque? Non se ne uscirà, di questo passo. La logica degli ascolti e la vanità di questo addetto stampa della magistratura italiana presto ce lo mostrerà anche alla Prova del cuoco ad accusare Giuliano Ferrara di essere grasso (la sfottò per difetti fisici è una sua ossessione, da fascistello qual è) o a spiegare che la lobby dei tacchini natalizi era chiaramente citata nel «Piano di Rinascita nazionale» caro a Licio Gelli. Perché un altro punto, e ve lo dice uno che i verbali giudiziari li ha letti e masticati per vent’anni, è che Travaglio non è uno appunto che ha «opinioni diverse», Travaglio è un cialtrone. Marco Travaglio è un grandissimo cialtrone inviso a qualsiasi persona intellettualmente onesta e minimamente informata. È la faziosità pura, la riproposizione dei passaggi di alcune sentenze al posto di altri, di certi verbali al posto di altri, di certi avversari al posto di altri. È l’enfasi delle sentenze di condanna e in caso di assoluzione è la sottolineatura delle parti che la condanna auspicavano. È l’invenzione di status giuridici inesistenti (prescritto al posto di non colpevole, soprattutto) o è la citazione dell’articolo articolo 530 come «insufficienza di prove» anziché «assoluzione perché il fatto non sussiste». È dire «in nessun paese del mondo avviene che» anche se non è vero, sapendo che nessuno o quasi andrà a controllare: vedasi il caso delle intercettazioni telefoniche, o del celebre conflitto di interessi, che negli Usa sarebbe tranquillamente tollerato come ha ripetuto Al Gore di recente. Più in generale, Marco Travaglio è un fracco di balle di cui nessuno si accorge perché lui è così «documentato» che nessuno si prende la briga di controllare, tantomeno conduttori e direttori e capiredattori. Per anni Travaglio ha attribuito a Paolo Borsellino la citazione di una telefonata tra Mangano e Dell’Utri dove si parlava di droga: appreso che questa telefonata non è mai esistita, lui ha continuato a citarla. Travaglio ha scritto balle contro Mediaset e Fedele Confalonieri: condannato, ma non lo sa nessuno. Ha scritto balle contro Cesare Previti: condannato, ma non lo sa nessuno. E pochi sanno degli errori materiali (chiedete a Giuseppe Ayala) e pochi sanno dei casi di omonimia di cui ha dovuto scusarsi (chiedete a Pier Ferdinando Casini, Giuseppe Fallica e Antonio Socci) e pochi sanno soprattutto delle tantissime sciocchezze e omissioni che nessuno sta neppure a smentire.
All’ultimo Annozero Travaglio ha detto che Grillo non può essersi arricchito con l’antipolitica perché i quattro milioni di euro da lui dichiarati, in realtà, sono del 2005, e cioè di quando i vaffanculo day neppure li faceva. Non è vero, sono i redditi dell’anno scorso: ma a lui basta dirlo. Al V-day di qualche settimana fa Travaglio ha tuonato contro i finanziamenti pubblici all’editoria e ha detto che anche L’Unità percepisce contributi «come tutti i giornali italiani»: e non è vero, perché la sua Unità percepisce più contributi di tutti, in quanto stampa politica come tantissimi altri giornali non sono. Se vai suo internet e cerchi l’ultimo articolo di Travaglio contro Gianni Alemanno, nei sindaco di Roma, trovi le accuse più incredibili contro di lui ma neppure la citazione del dettaglio che è stato assolto. Sempre assolto. Il nostro precisino sa essere tremendamente impreciso: ogni volta alza la posta dell’invettiva, abbassa l’asticella del target e tutto il resto è regime: magari citando e ricitando Montanelli. Quando un Montanelli redivivo, oggi, a uno come Travaglio, gli rilascerebbe sul sedere un bel verbale a forma di tacco. (Filippo Facci)"

LA SOLIDARIETA' DI DIPIETRO DIRETTAMENTE DAL BLOG: "Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l'opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato. Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti. Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all’altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato.
Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro. Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore.

LA REAZIONE DI SCHIFANI DAL TG1: QUALCUN VUOLE ELIMINARE IL DIALOGO - Il Presidente del Senato, renato Schifani, in un'intervista al TG1 replica alle accuse di Marco Travaglio rivoltegli durante la trasmissione di Fabio Fazio e alle polemiche che ne sono seguite giudicando i fatti "inconsistenti e manipolati""Qualcuno vuole minare il dialogo tra maggioranza e opposizione sulle riforme". "Se qualcuno deve pagare il prezzo lo pagherà, io lo stopagando in queste ore". renato Schifani, presidente del Senato, si difende al Tg1 dall'accusa di aver avuto "amicizie con mafiosi", lanciata da Marco Travaglio, parlando di "fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità di generare sospetti". Contrattacca puntando il dito contro chi, dice, tenta di fermare il nuovo clima di distenzione tra Pd e PdL. E anticipa che proseguirà nell'azione riformista in chiave bipartisan, perché lo vuole "il Paese" e "il capo dello Stato". Schifani non scende in aperta polemica con Travaglio. E al Tg1 fa un discorso più ampio. Rilancia sulle riforme condivise, ammonendo che eventuali boicottaggi possono far saltare sul nascere il dialogo tra maggioranza e opposizione. In questo modo rilegge le critiche di Travaglio in chiave tutta politica. "La verità - dice- è che qualcuno probabilmente vuol minare il clima di dialogo e di confronto costruttivo che ha caratterizzato questo inizio di legislatura. E aggiunge: "Nessuno fermerà la mia azione per fare in modo che sui temi della legalità, delle riforme e delle proposte condivise si possano abbattere gli steccati e lavorare insieme. Ce lo chiede il paese, ce lo chiede il capo dello Stato". Per garantire un clima costruttivo, spiega, bisogna "ripartire da un fatto storico, la reciproca legittimazione delle coalizioni che è avvenuta con l'incontro tra Berlusconi e Veltroni sulla legge elettorale. E poi lavorare, così come lavorerò io sulla maggioranza e sul governo, per fare in modo che in aula le proposte dell'opposizione, quelle compatibili con l'impianto dei loro testi, possano essere condivise ed eventualmente approvate".

RAI, SCHIFANI QUERELA PER CALUNNIA – INTERVIENE L’AUTHORITY – TRAVAGLIO “LA RAI VUOLE ALLONTANARMI”
SCHIFANI: Presidente Senato dà mandato ai legali. In seguito alle affermazioni di Marco, il presidente del Senato ha dato mandato ai suoi avvocati per agire giudizialmente nei confronti "delle affermazioni calunniose rese nei giorni scorsi nei riguardi della sua persona". E' quanto afferma una nota dell'ufficio stampa del Senato.
TRAVAGLIO: tiene il punto. "Pentito? Ma per piacere, non scherziamo. Figuriamoci se sono pentito per quello che ho detto. Anzi, sono stato anche troppo buono". E aggiunge: "Nessuno dice che quanto ho affermato sia falso". Quanto alla decisione del Garante, prevede: "L'Authority sanzionerà 'Che tempo che fa' di Fazio con un provvedimento diretto alla Rai che mi ha consentito di dire cose vere. Poi la Rai mi denuncerà e così io non potrò più partecipare a 'Anno Zero'. E così si saranno tolti il problema".
''Aspetto solo che qualcuno mi smentisca'' e ''paradossalmente'' si augura che la querela di Schifani serva a fare chiarezza: ''A differenza dei politici, i giudici stanno ai fatti, e in tribunale le chiacchiere stanno a zero''. Fatti che, ripete il giornalista, sono stati gia' raccontati nel suo libro Se li conosci li eviti, scritto a quattro mani con Peter Gomez, e dal cronista dell'Ansa Lirio Abbate.

RAI/AGCOM: Mercoledi' sara' una giornata clou. In cda ci potrebbe essere una relazione del direttore generale, Claudio Cappon, che ha duramente stigmatizzato il comportamento di Travaglio. L'Agcom, poi, potrebbe decidere di intervenire su Che tempo che fa, ma anche sulla puntata di Annozero del primo maggio, con il servizio sul V2-Day di Beppe Grillo, sulla quale ha gia' aperto un'istruttoria. Su richiesta - a quanto si apprende - di cinque commissari su nove (su iniziativa di Giancarlo Innocenzi e Enzo Savarese), l'ordine del giorno della riunione del Consiglio e' stato aggiornato oggi con un 'procedimento per l'accertamento dell'eventuale violazione degli obblighi del servizio pubblico generale radiotelevisivo' e per le 'determinazioni conseguenti', con riferimento ai due programmi. L'Authority interverrebbe in base all'articolo 48 del Testo Unico della Radiotelevisione, che prevede la vigilanza sull'applicazione del contratto di servizio. In ballo ci sarebbe, in particolare, l'articolo 4 dello stesso Testo Unico, che impone come obbligo alla tv pubblica il rispetto dei ''diritti fondamentali della persona''. Il dibattito, pero', in Autorita' e' aperto: ci sarebbero infatti posizioni favorevoli a una multa immediata all'azienda (si andrebbe da cinquemila a 52 mila euro), altre invece pronte a mettere in discussione la titolarita' stessa dell'organismo di garanzia a intervenire sulle linee editoriali dei programmi tv.

 
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citz:"Enzo Biagi lascia definitivamente la Rai. Il giornalista non ha accettato la proposta della direzione generale della Rai di condurre il programma quotidiano di approfondimento "Il fatto" su RaiTre alle 18,53. Biagi lo ha fatto sapere tramite il suo avvocato, Salvatore Trifirò. "Con riferimento alla proposta della Rai - si legge in una nota del legale - di ospitare il programma 'Il fatto' su RaiTre, ho comunicato al direttore dottor Saccà che il dottor Biagi, per motivi personali, ha ritenuto di non accettare la suddetta proposta". A ottobre il direttore di RaiTre, Paolo Ruffini, aveva annunciato che "Il fatto" sarebbe andato in onda su RaiTre e che, dunque, il caso Biagi era stato risolto. Ma lo stesso giorno il consigliere Rai in quota Lega Ettore Albertoni aveva dichiarato: "Ruffini ha sbagliato, il Cda non ha preso alcuna decisione". Ma Ruffini, trovato l'appoggio di Saccà, aveva fissato addirittura un orario per la striscia: 18,53, prima del tg. Ma niente da fare: è lo stesso Biagi a chiudere la trattativa rifiutando l'offerta."

 
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